ALBA FUCENS

Sito archeologico di grandissima importanza, risalente al IV secolo A.C fu una importante colonia romana. Fa parte attualmente al comune di Massa d'Albe e molto vicino al sito archeologico vi sono i resti medievale dell'antico borgo di Albe. Con il monte Velino a fare da cornice il sito oltre che di grande importanza storica si colloca in un ambiente molto suggestivo. Il famoso anfiteatro romano di Alba Fucens è una delle attrazioni più forti d'Abruzzo, situato ad un altezza di 900m permetteva un pubblico di migliaia di persone circordanto da uno scenario unico. Sopra l'anfiteatro vi è situata la chiesa di San Pietro risalente al XII secolo. Ma il sito archeologico non è solo il suo anfiteatro.. la via dei pilastri, la grande Domus, il teatro..passeggiare lungo le vie del sito si ha la sensazione di ritrovarsi di colpo all'epoca romana. Nonostante ciò vi sono ancora ampi margini di maggiore valorizzazione del posto, vi sono moltissimi reperti ancora all'oscuro con gli scavi che per tanti, troppi, anni sono rimasti, con gravi colpe, purtroppo fermi.

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Alba Fucens
Dietro ad Avezzano c’è un masso montagnoso ben delineato e distaccato, ombreggiato da alberi e ricco di coltivazioni, su cui è il paesino di Alba, che rappresenta l’antica Alba Fucensiss; le sue rovine si vedono a grande distanza, sotto le due cime logoranti dalle intemperie e ombrose del monte Velino, il secondo per altezza negli Appennini. La moderna città, che contiene solo tremila abitanti, è alla sommità di una delle due cime che coronano la collina, mentre i resti dell’antica stanno sull’altra, assieme alla chiesa dedicata a San Pietro. Alba Fucensis anticamente apparteneva ai Marsi, ma, dopo la sua sottomissione a Roma, divenne un luogo importante per la sua posizione e per la grande potenza delle sue fortificazioni. Queste caratteristiche indussero i Romani a stabilirvi la residenza o piuttosto la prigione di alcuni prigionieri, che con la loro politica quelli condannavano a una detenzione a vita. Fra di questi si annoverano Bituito re degli Alterni, Siface re di Numidia, e Perseo re di Macedonia, il quale, come anche suo figlio, quivi terminò i suoi giorni, dopo molti anni di reclusione. Le rovine esistenti consistono in una triplice linea di mura, che sorgono l’uno sull’altro, che probabilmente circondavano quella che era la cittadella. Esse sono non solo di grande dimensione, ma costruite in modo da resistere agli uomini e alle ingiurie del tempo; i materiali per la struttura e per il colore sono uguali ai marmi più fini, e i blocchi, benché grandi e irregolari, sono così ben connessi che sono uno dei più perfetti esemplari di costruzione chiamate poligonali o ciclopiche.
Inoltre vi sono basamenti e le aperture di tre passaggi, e una grande costruzione sotterranea, apparentemente una cisterna o forse una cloaca; nei pressi furono trovate numerose iscrizioni, frammenti di pavimento, sculture architettoniche e le statue di Scipione e di Annibale, le quali si possono vedere nei giardini dei Colonna a Roma. Prima di queste scoperte, una gran parte di marmi di Alba furono usati da Carlo d’Angiò nella costruzione del monastero fatto da lui erigere a Scurcola, in quei dintorni, per commemorare la sua vittoria su Corradino. La chiesa di Alba, prima nominata, occupa il sito di un tempio che sorgeva da una base semicircolare, costruita nello stesso stile, e con i medesimi pesanti materiali delle mura. Il suo interno offre uno spettacolo ancora più interessante nell’originale colonnato, composto di due file di otto colonne, terminanti in un doppio portico di quattro colonne ciascuno; quattro di quelle sono più che per metà nascoste nei muri laterali, mentre le ultime otto sono sotterrate in gran parte da un pavimento rialzato, che sostiene il coro e l’altare alla estremità dell’edificio; tutte queste circostanze provano che quelle colonne occupano la loro posizione originaria. Inoltre l’edificio contiene alcuni curiosi resti di quella specie di dorato e variegato mosaico che è stato chiamato saraceno, greco o normanno; una balaustra, composta di piccole colonne a spirale rivestite con mosaico, divide la navata dal coro; un pulpito di marmo, pure fantasiosamente adornato con mosaico, e arricchito con lastre di porfido e di serpentini, presenta un esemplare molto brillante di questo minuto ed elegante genere di lavoro. 

Richard Keppel Craven 1837

tratto dal portale Cultura Regione Abruzzo