PIETRO DA MORRONE



 

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Di origini molisane, Pietro da Morrone si chiamava così per via del gruppo montuoso che si trova presso Sulmona, dove fu eremita per molto tempo. 
Nato intorno al 1210, divenne papa il 29 agosto del 1294 con il nome di Celestino V. Era di animo umile, semplice e ingenuo.  Il suo breve pontificato fu condizionato da fattori politici ed economici risalenti all' epoca di Carlo II d'Angiò, Re di Sicilia.
Prima di diventare papa, Pietro da Morrone visse una vita semplice, dedita alla preghiera e alla meditazione più totale, accontentandosi dell'essenziale per vivere. Per il suo carattere pacato ed umile e per la sua bontà d'animo, fu ammirato e rispettato da tutti, sia dalla gente del popolo che dai membri della Chiesa.
In Abruzzo sono nati per suo volere numerosi luoghi di grande valore spirituale, quali:
Eremo di Sant'Onofrio al Morrone (Sulmona),
Eremo di Santo Spirito a Majella (Roccamorice),
Eremo di Sant'Onofrio (Serramonacesca),
Eremo di San Bartolomeo in Legio (Roccamorice),
Eremo della Madonna dell'Altare (Palena),
Eremo di San Giovanni all'Orfento (Caramanico Terme).
Dopo la morte di Papa Niccolò IV, avvenuta nel 1292, i contrasti nel collegio cardinalizio si inasprirono. A causa di questi conflitti e della peste che colpì l'Europa in quel periodo, l'elezione di un nuovo papa avvenne solamente 27 mesi dopo.
Fu scelto Pietro da Morrone proprio per il suo animo semplice e ingenuo e perchè era una figura che si poteva condizionare e dirigire. Tanto fu lo stupore quando gli venne annunciata l'elezione a papa nella sua umile dimora, l'eremo di Sant'Onofrio al Morrone.
Il suo "non sentirsi a suo agio" fu uno dei motivi per il quale 4 mesi dopo, il 13 Dicembre del 1294,  comunicò la rinuncia al pontificato :
«Ego Caelestinus Papa Quintus motus ex legittimis causis, idest causa humilitatis, et melioris vitae, et coscientiae illesae, debilitate corporis, defectu scientiae, et malignitate Plebis, infirmitate personae, et ut praeteritae consolationis possim reparare quietem; sponte, ac libere cedo Papatui, et expresse renuncio loco, et Dignitati, oneri, et honori, et do plenam, et liberam ex nunc sacro caetui Cardinalium facultatem eligendi, et providendi duntaxat Canonice universali Ecclesiae de Pastore [Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della Plebe [di questa città], al fine di recuperare, con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all'onere e all'onore che esso comporta, dando sin da questo momento al sacro Collegio dei Cardinali la facoltà di scegliere e provvedere, secondo le leggi canoniche, di un pastore la Chiesa Universale]» (Celestino V - Bolla pontificia, Napoli).

Cosi Dante nella Divina Commedia criticò la rinuncia al papale con molta probabilità di Pietro da Morrone: Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto”. 

Il 5 Maggio del 1313 fu canonizzato da Papa Clemente V e chiamato  Pietro Celestino da Morrone. Le sue spoglie sono custodite nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, a L'Aquila, dove era stato incoronato papa.

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"Venuto l'anno di Cristo MCCXCIV. all'ultimo presero risoluzione di far Papa un povero Eremita, chiamato fra Pietro di Morone, che stava in un picciolo eremitaggio, due miglia lontano da Sulmone, nella laida del monte di Majella, e già era opinione, che per la santità della vita non accetterebbe il Papato: Re Carlo udita l'elezione, andò subito a persuadere che l'accettasse e ad adorarlo, e l'indusse a mandare a chiamar il Collegio de' Cardinali all'Aquila, e fu agevol cosa a persuaderlo, non già per avidità ch'egli avesse di regnare, ma solo per la semplicità ed umiltà sua grandissima. (Angelo di Costanzo)

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"Un’altra figura storica, lontana da quella di Ovidio, come la notte dal giorno, come può esserlo un ascetico santo da un sereno pagano, ci apparisce dietro Sulmona, e riempie delle fantastiche memorie medioevali l’azzurro leggermente nevoso della Maiella. Da quelle grotte un timido montanaro fu sbalzato d’uni tratto sul troni pontificio: Celestino V , predecessore di Bonifacio. In Santa Maria di Collemaggio dove egli fu condotto da re Carlo di Napoli per esservi incoronato, egli giace sepolto; ed io visitai là il suo mausoleo. La sua storia è il più strano episodio del Papato, un poema di santità, tutto fragrante di romanticismo medioevale, incomparabile ed unico negli annali della Chiesa."

Ferdinando Gregorovius 1871

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